Recensione: “Un posto chiamato incanto”, di Susana Lopez Rubio – DeA Planeta Libri

Cari lettori e care lettrici de La Parola ai Libri,
oggi vi propongo la recensione di un romanzo che mi ha piacevolmente sorpresa, “Un posto chiamato incanto”, di Susana Lopez Rubio, edito da Dea Planeta Libri. Inizialmente attratta dalla copertina di impatto, ho preso in mano il libro per sfogliarlo, incuriosita dagli occhi della ragazza in primo piano e sullo sfondo i grandi magazzini di El Encanto, simbolo indiscusso dell’Avana, di un’epoca e delle sue contraddizioni.


 


Autore Susana López Rubio
Genere Narrativa
Editore DeA Planeta
Formato cartonato con sovraccoperta
Pagine 352
Data di uscita 19.09.2017
cartonato con sovraccoperta
ISBN 9788851152338
€ 16,00
ebook
ISBN 9788851152789
€ 8,99



                                  TRAMA

Nell’Avana seducente e tormentata dagli anni Cinquanta a oggi, una storia di riscatto e amore impossibile.

Ava Gardner, Frank Sinatra, le creazioni dei più ricercati couturier parigini. Vetrine sfavillanti, lusso sfrenato e su tutto, lieve come una carezza, il profumo del bianchissimo fiore di mariposa. Ai grandi magazzini El Encanto, luogo simbolo dell’Avana e di un’epoca, anche i sogni più audaci sembrano a portata di mano.
Ha solo diciannove anni, Patricio, quando posa per la prima volta i suoi occhi azzurri su una Cuba splendida di sole e di fiori tropicali, di musica e di vita. Per un immigrato spagnolo senza mezzi, orfano e privo di entrate, la strada del riscatto nell’Avana del 1947 è in salita; eppure, grazie alla fame e alla faccia tosta, Patricio ottiene presto un tetto, due amici fidati e la divisa da canonero (l’umile, trafelato tuttofare) di uno dei negozi più eleganti al mondo. Nell’atmosfera rarefatta dell’Encanto, magico crocevia di destini, Patricio incontra la donna della sua vita. Gloria è giovane quasi quanto lui, ma ha già una figlia, un matrimonio sbagliato e lo sguardo sfuggente di un animale in trappola. Sublime e irrequieta come una farfalla, non immagina di andare incontro a una passione capace di sfidare persino la Storia. Sullo sfondo contrastato e sfolgorante di una Cuba perduta per sempre, la storia avvincente di un uomo e una donna divisi da tutto, tranne che dal proprio caparbio bisogno d’amore.


RECENSIONE

Il romanzo si apre con la voce di un giovane ragazzo di diciannove anni, proveniente dalle Asturie, Patricio, che arriva in una Avana afosa e movimentata, dopo un viaggio molto difficile di quaranta giorni, che di certo non aveva offerto né a lui né alle altre persone sulla nave, la certezza di arrivare sani e salvi a destinazione. Cuba, 1947. L’impatto con la nuova realtà è fortissimo, epidermico possiamo dire

La prima cosa di cui mi resi conto, quando misi piede sul molo dell’Avana, fu che i miei vestiti non erano assolutamente adatti al clima di Cuba. I pantaloni e la giacca di lana mi pungevano la pelle, e il berretto che tante volte mi aveva protetto dalla neve delle Asturie adesso mi cuoceva il cervello sotto il sole dei Tropici.

E’ da subito evidente il contrasto con la gente del posto, in abiti leggeri e freschi, di conseguenza, il confronto con la sua vecchia vita. Il lettore comprende, fin dalle prime pagine, di essere davanti ad un personaggio non difficile da decifrare, con un carattere solare, intraprendente, determinato, segnato dalle sofferenze di una vita passata, che seppure breve, hanno lasciato un marchio nel suo animo. Uno spirito di rivalsa, uno spirito che supera la sopravvivenza, che va oltre il voler riappropriarsi di una vita che fino a quel momento gli era stata negata, il desiderio carnale di costruirsi un futuro migliore, un presente più sereno, da essere umano, lasciandosi alle spalle, senza però dimenticare, tutto quello che lo aveva segnato, rappresentano, in sintesi, le ragioni di quel viaggio della speranza, stipato in una minuscola cabina.

Il motivo del viaggio, insomma… è che voglio continuare a vivere.

Consapevole che non sarebbe stato facile, con nemmeno una sola idea di cosa avrebbe fatto una volta giunto, eccolo qui, adesso, in una Cuba brulicante di gente, sotto un cielo incredibilmente azzurro, a presentarsi a noi lettori con le cinque cose che possedeva: un vestito di lana, un berretto, un paio di scarpe, una fotografia dei suoi genitori e una scatoletta di sardine. E sono cinque le qualità sulle quali può contare per ricominciare la sua nuova vita:

La prima, la faccia tosta. Sono senza vergogna sin da quand’ero bambino e il mio motto è sempre stato “meglio chiedere scusa che permesso”. La seconda, gli occhi azzurri, ereditati da mamma, e il bell’aspetto di papà. La terza, la fantasia. La quarta, la mia età: diciannove anni appena compiuti e nessuna paura. Sarò stato pure un cucciolo, ma un cucciolo assetato di avventure. Infine la quinta, la più importante: la fame. Fame di vita, di futuro, di colori, una fame che mi portavo dietro da anni.
Era per fame che avevo lasciato il mio paesino delle Asturie e attraversato l’oceano per raggiungere la Perla delle Antille.

Tutte queste qualità, un formale elenco, si potrebbe pensare, vedranno piena concretizzazione nello svolgimento della storia. Una per una e tutte insieme. Un personaggio veramente incantevole, di cui è difficile non innamorarsi, è quasi impossibile non provare empatia, simpatia e vicinanza. Con queste premesse vedremo come Patricio muove i suoi primi passi in una nuova vita, come farà delle sue debolezze, la sua forza per andare avanti. Conosce quelli che diverranno i suoi migliori amici, il Grescas e Guzman, con i quali intraprende il primo lavoro, quello di lustrascarpe. La parlantina, che lo caratterizza forse più dei suoi occhi azzurri, non sempre gli sarà di aiuto, come invece auspica. Un incontro ravvicinato con un losco personaggio, a cui per sbaglio macchia di lucido marrone le Oxford bianche, lo persuade a cambiare mestiere, quasi fin da subito, perché

Se rovinavi le scarpe alla persona sbagliata, rischiavi di ritrovarti con una pallottola in testa.

E non in senso figurato, ma concreto. L’incidente con quello che scopre, poi, essere uno degli uomini più potenti di Cuba, un criminale, mafioso, un uomo senza scrupoli, l’uomo che si augura di non incontrare mai più lungo il cammino della sua vita, tale Cesar Valdes, lo percuote e lo invita a tentare una nuova strada.
Grazie alle qualità elencate precedentemente, riesce a trovare lavoro presso i Grandi Magazzini El Encanto come tuttofare, dove, grazie alla gavetta e al suo talento, riuscirà a imporsi come abile impiegato e anche ricercato commesso, suscitando le invidie di alcuni colleghi. Sarà in questo posto magico e simbolo, i leggendari grandi magazzini che attiravano anche attrici, attori e star internazionali, che farà l’incontro più importante e travolgente della sua vita, proprio nel suo primo giorno di lavoro. Un incontro-scontro in realtà, con Gloria, la seconda voce narrante del romanzo, che metterà a nudo la sua anima e il suo trascorso per condividerlo con noi sempre più curiosi e ammaliati lettori. Gloria è moglie e madre, appartiene alla Cuba privilegiata, è colta, ama la scienza, ma ha uno sguardo molto triste. Per Patricio è colpo di fulmine,

Furono i suoi occhi a rapirmi all’istante: un nocciola così luminoso da sembrare miele.
(…)
Mi rivolse uno sguardo triste che mi strinse il cuore. Quegli occhi erano sabbie mobili in cui era facilissimo finire ma da cui era impossibile uscire.

Anche Gloria resta colpita da questo ragazzo così semplice e puro, simpatico e cordiale. Ma dovrà combattere con innumerevoli demoni, dentro se stessa e fuori, perché lei non solo non è una donna libera, ma è anche la moglie di… Cesar Valdes. Ecco il primo colpo di scena della vicenda. E oltre a questo, lo prometto, non mi spingerò.
Riusciranno a viversi? Riusciranno a far prevalere l’amore sopra ogni cosa?
Il romanzo è ricco di accadimenti, sorprese, belle e brutte, avvenimenti storici e politici di rilievo, intrecci ben costruiti, che il lettore comprende essere necessari per la struttura della trama, una trama che si snoda prevalentemente nell’atmosfera magica di El Encanto, dove tutto era possibile, dove ogni desiderio trovava realizzazione. Il finale non è scontato, a mio avviso, anzi, sarà decisamente soprendente, puntuale e commovente.
In alcuni momenti della storia, si, ho pensato che vi fosse un po’ di improbabilità, ma ho giustificato ciò con quello cui ho scritto poco fa, la necessità di sbrogliare alcuni passaggi e arrivare di volta in volta, al tassello narrativo successivo.
Il romanzo è stato scorrevole, di piacevole lettura, mi ha lasciato una sensazione sognante e nostalgica, mi ha incuriosita fino al punto di andare a trovare maggiori notizie su El Encanto, sulla Cuba di quegli anni, e spero giunga anche in Italia l’adattamento televisivo su cui stanno lavorando i produttori de Il Segreto e Una Vita, perché sono curiosa di scoprire quali volti avranno Patricio e Gloria, scoprire se le immagini create nella mia immaginazione troveranno soddisfazione nel vederle realizzate in televisione.
Un posto chiamato incanto è stato il romanzo giusto al momento giusto. Avevo desiderio di leggere un libro non impegnativo, ma scorrevole, che mi trasportasse altrove. Che risvegliasse, in qualche modo, la parte sognante del mio essere lettrice. E ci è riuscito!



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