Una scelta può cambiare il tuo destino, DIVERGENT di Veronica Roth

Lettori e Lettrici de La Parola ai Libri,
proprio questa mattina ho ultimato la lettura di Divergent, primo volume della saga di genere distopico/fantascienza/avventura firmata da Veronica Roth uscita in Italia a partire dal marzo 2012 perDe Agostini.
Inizialmente la mia idea era quella di leggere la saga per intero e poi condividere le mie impressioni, ma la lettura del primo libro mi ha lasciato così tanto su cui riflettere che non ho resistito e ve ne scrivo subito!
 
 
 
 
DI CHI PUOI FIDARTI VERAMENTE?
IN QUALE VALORE CREDI?
A CHI VUOI GIURARE LA TUA LEALTA’?
PENSACI BENE PERCHE’…
 
 
UNA SCELTA
PUO’ CAMBIARE IL TUO DESTINO.
 
Trama
Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre. Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, ragazza sceglie gli Intrepidi: l’addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per metà dei candidati. Per di più, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza…
In un futuro non precisato gli esseri umani hanno deciso di porre fine alle guerre dividendosi in cinque fazioni, ognuna contraddistinta da una valore e da un compito. Inoltre, per proteggersi dalle minacce esterne hanno edificato intorno alla loro città una solida recinzione.
Le cinque fazioni sono:
Abneganti, ai quali è affidato il governo. Riconoscono la colpa della guerra nell’egoismo, si contraddistinguono per l’altruismo e sono al servizio degli altri;
Eruditi, seguono la conoscenza dedicando la propria vita allo studio e alla cultura. Per loro la causa principale della guerra è l’ignoranza, lavorano come scienziati, insegnanti o ricercatori;
Intrepidi, sono coloro che mantengono l’ordine nella città, dal temperamento ribelle, sostengono che la causa della guerra sia la codardia, si contraddistinguono per la forza e il coraggio;
Pacifici, credono che la causa della guerra sia dovuta alla malvagità, sono gentili e non accettano l’aggressività. Lavorano come consulenti o come assistenti sociali oppure coltivando le terre;
Canditi, dicono sempre la verità, per cui la sincerità è ciò che li contraddistingue, adducono all’ipocrisia la causa della guerra e si occupano della legge.
Leggendo, scopriamo che anche un altro gruppo vive nella città, quello degli Esclusi, che vivono mendicando e sono considerati fuori dalla civiltà, questo perché o non hanno superato l’iniziazione per una fazione oppure ne sono usciti dopo esservi entrati. Vivono in assoluta povertà ed emarginazione, hanno rapporti sono con gli Abneganti che danno loro il cibo avanzato dalla distribuzione alle altre fazioni.
La protagonista del romanzo è Beatrice Prior, sedicenne proveniente da una famiglia di Abneganti. Lei e suo fratello Caleb, in quanto sedicenni, dovranno sottoporsi al test attitudinale, che imporrà loro di effettuare delle scelte e darà un esito sulle qualità che posseggono; sulla base del risultato potranno poi riflettere sulla scelta della fazione cui intendono prestare fedeltà, durante la Cerimonia della Scelta, e da cui non potranno più tornare indietro (se non per diventare degli Esclusi).  Questa scelta contempla la possibilità di abbandonare la famiglia d’origine, perdere gli affetti, per legare la loro vita alla nuova fazione (La fazione prima del sangue, cit.) Beatrice si sente combattuta, perché in cuor suo sa di non appartenere agli Abneganti, e quindi l’idea di dover abbandonare la sua famiglia la preoccupa molto. Il test dà un esito inaspettato. Qui abbiamo il primo colpo di scena. Il test è inconcludente e lei risulta essere una Divergente: in lei non c’è un solo tratto dominante, come invece il test dovrebbe rivelare, ma ben tre. La persona addetta a comunicare l’esito, le dice di non rivelare a nessuno quello che è venuto alla luce, perché questo significherebbe farsi uccidere. La società non accetterebbe una diversa, una persona non classificabile, una persona che non si può controllare. E una persona che non si può controllare può creare molti problemi.
 
“Ogni fazione condiziona i suoi membri a pensare e agire in un certo modo. La maggior parte delle persone si adegua. Per loro non è difficile imparare, acquisire uno schema di pensiero che funziona e attenersi a quello per sempre. Ma le nostre menti (quelle di coloro che non ubbidiscono ad un solo valore e al sistema imposto) si muovono in dieci direzioni diverse. Noi non possiamo essere confinati in un solo modo di pensare, e questo terrorizza chi detiene il comando. Significa che non possiamo essere controllati. Significa che qualunque cosa facciano, noi creeremo sempre problemi.”
 
L’esaminatrice caricherà manualmente il risultato, falso, di Abnegante.
Scossa da questo esito, Beatrice non rivela nulla nemmeno alla sua famiglia, cercando di convincersi a scegliere la fazione di appartenenza, fino alla fine.
Durante la Cerimonia della Scelta, il primo a sorprendere la propria famiglia è Caleb scegliendo gli Eruditi. Fino ad un attimo prima, Beatrice è sicura che lei sarà la figlia che rimane, ma… al momento decisivo lei sceglie di entrare nella fazione degli Intrepidi.
Lascia la sua famiglia e raggiunge la sede degli Intrepidi, dove dovrà superare una serie di prove per diventare un membro della fazione a tutti gli effetti. Prima, la fase di addestramento. Beatrice diventa “Tris”, l’iniziazione alla nuova fazione è incredibilmente dura, fisicamente e psicologicamente. Per diventare un Intrepido bisogna controllare le proprie paure, il che comporta saltare dai treni in corsa, imparare a lottare, a sparare, partecipare alle esercitazioni. Parte importante dell’iniziazione sono le simulazioni, che consistono nell’assumere un liquido (previa puntura) che provoca delle allucinazioni, generate dalle paure del soggetto. L’essere una Divergente, aiuterà molto Tris in queste prove. Tutto questo periodo è per lei la scoperta di se stessa, la sua vita precedente sembra essere lontana secoli, gli anni in cui non poteva guardarsi allo specchio (la vanità è ammonita dagli Abneganti), le severe regole che prevedevano un abbigliamento prestabilito, ordine, altruismo, sono un ricordo lontano. Ora, libera di essere quella che è realmente (o almeno per buona parte), scioglie i capelli e sente il vento scompigliarli, indossa abiti diversi, si fa tatuare, stringe amicizia con altri trasfazione (coloro che provengono familiarmente da un’altra fazione), incontra Quattro, uno degli istruttori, di cui pian piano si innamora. Ma conquista anche l’invidia e la cattiveria di altri, che non si faranno problemi a farle del male.
Se continuo così vi racconto tutto il libro, facendovi perdere ogni bellezza e stupore nella lettura. Lasciatemi dire, però, che vivere ed assistere alla graduale consapevolezza cui arriva Tris scatena una curiosità sempre più marcata nel voler continuare la lettura. In Tris coesisterà il suo essere la Rigida Abnegante da un lato e la ribelle Intrepida dall’altro, una costante contrapposizione tra giusto e sbagliato, bene e male, egoismo e altruismo. Il testo è scorrevole, godibile e magnetico, anche grazie alle scene d’azione cui assistiamo, all’accendersi costante dell’adrenalina e, perché non ammetterlo, al nascere di un amore apparentemente impossibile.
Perché mi ha colpito tanto questo romanzo?
Mi è subito passato per la mente che esso possa considerarsi una similitudine della realtà, per quanto paradossale. Mi spiego, in una società che etichetta (ammettiamolo) tutti quanti, che spesso mina alla coscienza critica di ogni individuo volendoci automi o quasi, privi di volontà perché schiavi di un sistema prestabilito, dove il diverso è condannato all’emarginazione, al disprezzo, al giudizio costante, un sistema cui piacerebbe vederci sottomessi all’obbedienza psicologica e morale dominante, molte persone possono considerarsi Divergenti, libere nel pensiero, libere nelle decisioni che prendono. Possedere una coscienza critica, una mente pensante, non corrispondere ad un prototipo prestabilito, al giorno d’oggi, sta diventando una temibile macchia, una terribile colpa. A me piace l’idea che esista una ribellione simile, che esista un sentimento di molteplicità insito in noi, perchè non dimentichiamo che ognuno è Uno, nessuno e centomila.
 
SONO UNA DIVERGENTE.
E NESSUNO PUO’ CONTROLLARMI.
 
 
 
*Veronica Roth*
 
Vive vicino a Chicago con il marito e fa la scrittrice a tempo pieno. Ha esordito giovanissima con Divergent, primo volume di una saga distopica che ha iniziato a scrivere mentre frequentava la Northwestern University. A Divergent hanno fatto seguito Insurgent e Allegiant, che completano la trilogia, e Four, una raccolta di racconti narrati dal punto di vista del protagonista maschile della saga. Tutti i romanzi sono diventati bestseller mondiali, raggiungendo i vertici della classifica del New York Times. I libri sono anche diventati dei film distribuiti dalla casa cinematografica Eagle Pictures.
 
 
*Trasposizione cinematografica*
 
Dal 2 aprile 2014 è stata distribuita la pellicola nelle sale cinematografiche italiane. Diretto da Neil Burger, con protagonisti Shailene Woodley (nel ruolo di Tris) e Theo James (nel ruolo di Quattro). Numerosi i riconoscimenti, e notevole l’incasso: 288.747.895 dollari, contro gli 85 milioni spesi per realizzarlo pare.
 

Posted by laparolaailibri